Come Vivere Meglio…

In verità di nuovo non c’è nulla, é solo un modo diverso di vedere le cose.   Effettivamente c’é un’influenza delle culture orientali, ma il bello é che anche la nostra cultura, sotto punti di vista diversi dice le stesse identiche cose. Un ricercatore ha detto che nel mondo tra religioni sette congregazioni e simili, ce ne sono 1717 e la maggior parte di esse dicono le stesse cose; prendiamo per esempio il concetto della vita eterna, tutti ne parlano, ma solo pochi ti sanno dire cos’é non nel senso razionale della risposta,  solo i mistici, quelli veri concordano nel dire che non é altro che il momento presente, solo coloro che studiano la filosofia e la religione più razio­nalmente vengono a dirti che la vita eterna é dopo la morte. Personalmente preferisco la prima risposta, quella del momento presente. In questa rivista, compresi i numeri che verranno, vengono presi in esame molti dettagli di questo genere e, mio sogno, gradirei che accettaste ciò che vi scrivo come accettate l’ordine di buttarvi nel fosso; nel senso che se volete credere.. bene! Se non volete.. bene lo stesso!  Mi raccomando siate voi a scegliere in cosa credere!    Ricordate che la religione, adesso dirò qualcosa che per qualcuno sarà eresia, é stata inventata dall’uomo.   Come sarebbe a dire?  Si abbiamo avuto e abbiamo tuttora la necessità di attribuire ciò che non capiamo ad un essere superiore, quindi tutto ciò di cui abbiamo effettivamente bisogno é di credere in qualcosa.

Il Tutto, il Tao, Dio, Buddha, ecc… modi diversi per definire sempre la stessa cosa; se non erro anche il nostro Papa ha parlato di religione universale, o meglio a precisato, anche se con parole diverse, che: “cinque miliardi di persone,  cinque miliardi di religioni”. Interessante vero?   Se pensiamo al fatto che ognuno di noi può interpretare in modo diverso lo stesso soggetto, allora ci sarà più facile capire che non é possibile avere tutti la stessa opinione anche se abitiamo sotto lo stesso tetto che possiamo definire religione. Personalmente credo che effettivamente esista un essere superiore, che esiste ed é esistito prima della creazione e continuerà ad esistere anche dopo la cosiddetta fine del mondo. Hehehe!!!  Mi piace stimolare la vostra curiosità, voi cosa ne pensate?  Cercate adesso, in questo momento di darmi una definizione di “religione” provate ad espletare a parole ciò che state pensando!… Non é facile! Vero?   Ma non impossibile!

L’atteggiamento Mentale Positivo

E’ una delle caratteristiche più belle di coloro che hanno successo sia a livello personale che nella società.  Lo faremo analizzando “la paura”, uno dei sentimenti che più ci inchiodano nelle varie situazioni.

Lo sapevate che la paura ha origine da noi stessi? O meglio, ha origine dalle associazioni mentali che facciamo; molti di noi per abitudine acquisita, si aspettano sempre e solo cose negative, modificando le aspettative noi possiamo diventare persone positive, che attirano gli altri senza bisogno di fingere o di mettersi delle maschere per farsi accettare.  Il bello é che se vogliamo cambiare lo dobbiamo fare senza sforzo, si, proprio così e l’unico mezzo che abbiamo a disposizione per fare ciò é quello di osservarci, accettarci per quello  che siamo e di conseguenza “vederci” nel “come vorremmo essere”.  A questo dobbiamo pensarci così spesso che arriva a far parte integrante di noi. Provate! Non avete nulla da perdere, anzi avete solo da guadagnare. 

Il rilassamento, la meditazione e la scienza

Un fisiologo che si accosta per la prima volta alle tecniche di rilassamento,  incontra molte difficoltà ad accettare, senza ragionevoli dubbi, il concetto che afferma che il nostro cervello viene posto nelle condizioni  migliori di funzionalità proprio mediante la tecnica di rilassamento profondo. Egli , infatti,   é abituato a pensare che le condizioni ottimali del ragionamento logico, dell’apprendimento, della concentrazione dovrebbero essere le situazioni opposte,  e cioè quelle che si verificano mentre tutti i sensi  e tutte le altre facoltà sono tese nel massimo dello sforzo e nel pieno stato di “all’erta”. Egli sa, infatti, che l’apprendimento, il ragionamento logico, la concentrazione non possono avvenire se non con migliaia e migliaia di collegamenti tra i vari neu­roni.

Ma ciò vuol dire ancor maggior attività e maggior la­voro di tutta la corteccia cerebrale interessata in quel processo.

Perché avvenga un collegamento tra un neurone e l’altro é, infatti, necessario che un neurone sia eccitato e che trasporti l’impulso ad un altro neurone.

Ora, l’eccitazione ed il trasporto dell’impulso e la suc­cessiva fase di ripristino della condizione precedente richiede un notevole dispendio di energia.  Tale ener­gia é, in ultima analisi, fornita dalla ossidazione del glucosio.    Ma fornire energia equivale produrre la­voro.

Come può accordarsi questo aumento di lavoro con lo stato di riposo che si tende ad indurre in tutto il corpo (e quindi anche nel cervello) mediante la tecnica del rilassamento totale? 

Durante il rilassamento totale, infatti, le varie aree ce­rebrali vengono via, via escluse e messe a “riposo”.

Con la chiusura degli occhi viene, innanzitutto, messa a riposo l’area visiva primaria,  e l’area di associa­zione visiva.

l’inibizione volontaria della trasmissione delle varie sensazioni mette a riposo la corteccia somatosensoriale (primaria e di associazione);  il rilassamento progres­sivo di tutti i muscoli mette a riposo la corteccia mo­toria (ivi comprese la corteccia premotoria e l’area mo­toria supplementare).  Con lo stesso meccanismo ven­gono messe a riposo tutte le altre aree: l’area olfatto­ria,  l’area di Broca per il linguaggio, ecc…

A questo punto si dovrebbe avere un riposo totale dell’organo-cervello e quindi, se non il sonno, un ot­tundimento delle facoltà del cervello stesso.

Come si può spiegare questa apparente contraddi­zione?     Finora lo studio della localizzazione delle funzioni nel cervello umano avveniva secondo due me­todi principali: il metodo anatomo-autoptico ed il me­todo della elettrostimolazione.                   Il primo risale alla localizzazione della funzione seguendo ana­tomicamente le fibre nervose dall’organo periferico alla corteccia (es. da occhio all’area visiva) o control­lando autopticamente le aree corticali deteriorate in soggetti che in vita presentavano insufficienze neuro­logiche  e mentali..                 Il metodo della elettrostimo­lazione consiste nello studiare la corteccia cerebrale infiggendo ad essa micro elettrodi e stimolandola (durante interventi chirurgici al cervello ).

Negli ultimi anni, però, si é andata sviluppando una nuova tecnica basata sull’impiego di un isotopo radio­attivo del gas inerte Xenon ( Xenon 133).

Con questa tecnica i professori Lassen, Ingvar e Skin­hoj dell’università di Copenaghen, iniettando questo gas radioattivo nella carotide di 500 pazienti che do­vevano essere sottoposti ad arteriografia, hanno potuto dimostrare, mediante l’uso di un rilevatore di raggi gamma e di un calcolatore, le aree cerebrali interessate in particolari condizioni.

Il metodo si basa su due principi:     a) il lavoro di un tessuto (e quindi anche quello cerebrale) può essere continuato solo se gli viene fornito  ossigeno e gluco­sio (ATP ADP + Pi  + energia.   ADP + O2  + glucosio ATP).

b)  l’aumento della richiesta di ossigeno e di glucosio viene soddisfatto da un aumento del  flusso sanguigno.  

Basta quindi poter misurare le variazioni di flusso ematico per misurare le variazioni del lavoro nel tes­suto in esame: maggior flusso sanguigno maggior la­voro espletato.

Iniettando lo Xenon radioattivo, gli autore potevano, mediante i suddetti apparecchi,  misurare l’aumento del flusso sanguigno nelle varie arie del cervello.    Con un’ulteriore elaborazione, essi  hanno potuto ottenere una dimostrazione grafica di tali variazioni di flusso.

Ai nostri fini é particolarmente interessante la mappa del flusso cerebrale che essi hanno ottenuto in pazienti a riposo.    Tali pazienti venivano posti in posizione supina e comoda, in ambiente silenzioso e venivano invitati a chiudere gli occhi ma  a rimanere svegli: le condizioni che si raggiungono grosso modo  durante un rilassamento totale.

Il tracciato che si ottiene in queste condizioni dimostra che il flusso ematico della parte frontale del cervello,  é di circa il 50%  maggiore  di quello delle altre parti in quel momento.

E’ evidente perciò, che tutta l’attività del cervello,  é concentrata nella regione frontale e prefrontale e che questo lavoro é svolto nelle condizioni ottimali poiché tutte le altre zone del cervello sono in stato di riposo.

Ma la regione frontale e prefrontale é deputata alla “programmazione del comportamento nel suo senso più ampio”: si può concludere, pertanto che le tecniche tendenti alla focalizzazione della mente basate sul rilassamento totale  portano ad un tipo di lavoro cerebrale in cui la mente stessa “è focalizzata su pensieri più profondi in particolare su riflessioni riguardanti la pro­pria  situazione personale e le sue relazioni con eventi passati  e probabili eventi futuri”.

Durante  il rilassamento profondo, vi è sì la messa a riposo di gran parte del cervello, ma solo di quella che non serve, o addirittura, turba la concentrazione ed il ragionamento logico.  Il lobo frontale, invece,  è addi­rittura iperirrorato ed ha perciò maggiore possibilità di lavoro sia perché ha maggiore disponibilità di ossi­geno e glucosio, sia perché non è distratto dalle attività di altre zone corticali.

La persona media  prima di arrivare a dire “io sono stressato” “non ce la faccio più”,  bisogna proprio

che sia a pezzi:  stanco, insonne, senza memoria, im­produttivo e tutto quello che di disdicevole si può im­maginare.

  Ci si domanda: “è mai possibile arrivare a punti così estremi?” ..ma l’uomo, come ognuno di noi ben sa, ama <<strafare>>.    Di solito vediamo gli altri, gli amici che sono stanchi e noi non ci vediamo, non ci riconosciamo come tali.

   La vita di ognuno è un continuo susseguirsi di ritmi, spesso troppo veloci che ci fanno perdere la testa e a volte la strada.  Una regola semplice per vivere bene nel ritmo della vita, è dosare il dare e il prendere. Nel senso che se diamo troppo ci esauriamo, se prendiamo troppo diventiamo avidi.   La vita è implacabile quando usciamo dal suo ritmo, di conseguenza non ci accorgiamo di avere una bella schiena dura, la testa rigida, un corpo che si “indurisce” alle carezze della vita,  ne diventa insensibile.

Inconsapevolmente, ma non senza responsabilità, ci ri­troviamo ad evitare tutti quei piaceri ricaricanti gior­nalieri, ci rendiamo conto che non sappiamo più go­dere delle cose piacevoli,  .. questo è l’effetto spiace­vole e negativo dell’essere stressati.

Per riuscire a godere di una passeggiata, di una buona dormita o di un po’ di musica, dobbiamo capire questo acerrimo nemico e combatterlo come si combatte un virus.

Guardandoci attorno, tutti riusciamo a capire chi vive serenamente e chi no; da cosa lo vediamo?  Da un’in­finità di piccole cose, per esempio dal portamento, da come camminano, come guardano, come sorridono, e più in generale da come si comportano… ..ma non a tutti colpisce il respiro;  il respiro è l’espressione “vitale” di un individuo: <<se è felice, “respira!”

Ai giorni nostri si è arrivati a definire lo stress come una malattia, dicono perfino di aver individuato, fisiologicamente, la causa dello stress, ma l’unica difesa dallo stress la possiamo avere con il riposo: fisico, mentale ed emozionale;  non serve rilassare il corpo soltanto, se la causa è nella nostra mente, quindi per raggiungere questo stato di riposo ottimale, abbiamo bisogno di “controllarci”, di sapere come fare per..    un metodo per arrivare a questo tipo di autocontrollo, ci è dato dalla tecnica di rilassamento, “un” metodo, non “il” metodo.

Il rilassamento produce uno stato di vigilanza nei con­fronti del mondo interiore, dei simboli, dei segni dell’in­conscio.  Tramite l’uso di “agganci” mnemonici sulle esperienze personali, è possibile “indurre” il pro­prio corpo a distendersi, “direzionando” la propria mente verso fatti specificatamente piacevoli, rilassanti, che “emanano tranquillità da tutti i pori”.    

  Gli effetti del rilassamento sono inequivocabilmente testimoniati da precise sensazioni fisiche che si pos­sono percepire, come calore, pesantezza, leggerezza, freschezza e un’infinità di altre piacevoli sensazioni.  Per coinvolgere emozioni e mente,  le immagini men­tali, sono indirizzate anche queste su ciò che procura calma e tranquillità. 

Praticando con costanza una corsa a piedi o in bici­cletta i benefici che di ottengono riguardano la circo­lazione sanguigna e la respirazione con un effetto di­stensivo anche a livello mentale.            Questo è dovuto al rilassamento dei circuiti nervosi periferici che permet­tono il riposo della corteccia cerebrale.      Anche nel­l’attività di palestra riscontriamo analoghi benefici, ma queste attività, non sono sempre sufficienti a smaltire la tensione psichica di una normale giornata lavora­tiva.  Allora bisogna agire di conseguenza; con l’uso di tecniche di rilassamento che hanno due effetti princi­pali: 1) permettono di andare a stati di coscienza su­periori; e 2) influenzano positivamente l’ipersensibilità del sistema neurovegetativo e le somatizzazioni a li­vello viscerale e vascolare.

Perché è importante rilassarsi?  Il comportamento abi­tuale, come lavorare, incontrare persone, vivere in famiglia, influenza il metabolismo in maniera signifi­cativa.   Questo è testimoniato da numerosi esperi­menti sul lavoro e in famiglia, dove a seconda degli orari, delle voci delle persone, dei ritmi dell’ambiente si hanno cambiamenti fisici e psicologici cumulativi.   Tutto ciò accade anche senza una partecipazione at­tiva, perché è sufficiente essere presente fisicamente o mentalmente.

Subire senza volerlo, per semplice abitudine, degli adattamenti metabolici cozza contro l’autodetermina­zione e l’autocontrollo che ogni persona vorrebbe avere.   Peraltro è possibile, come ha testimoniato la ricerca scientifica su soggetti in stato di rilassamento, ridurre il ritmo cardiaco, controllare volontariamente il metabolismo, la respirazione, la condizione elettrica della pelle, senza perdere coscienza, semplicemente raggiungendo uno stato di profonda distensione fisio­logica e mentale.                        

Secondo l’uso corrente delle parole il nostro compor­tamento è “volontario” quando facciamo ciò che vo­gliamo e cosciente quando siamo pienamente consape­voli di ciò che stiamo facendo.  Questo risulta facile quando muoviamo i muscoli scheletrici, praticamente impossibile quando vogliamo controllare gli organi in­terni e le ghiandole.

L’omeostasi, che rappresenta l’equilibrio interno del nostro corpo, si mantiene grazie a meccanismi invo­lontari, inconsci e reagisce automaticamente a stimoli esterni (emozioni, malattie psicosomatiche) secondo modelli stereotipati.                                             Si ritiene infatti che i centri superiori del cervello non possano modificare tali comportamenti tranne che con mezzi indiretti.                          Il dirigente angosciato può allonta­narsi dall’ufficio o distrarsi, ma non è in grado di far sparire automaticamente o semplicemente uno spasmo intestinale con un atto di volontà, come farebbero per alzare e abbassare il braccio.                            Nei sin­tomi delle classiche nevrosi abbiamo reazioni psicofi­siche apprese in condizioni di grande tensione e con­flitto interiore.      Quando una persona è atterrita o ansiosa, qualsiasi reazione che riduca la paura e l’an­goscia viene automaticamente rinforzata e tende a ri­presentarsi anche se alla lunga risulta incompatibile e distruttiva per il normale svolgersi della vita quoti­diana.

Un’abitudine nevrotica si manifesta in momenti critici come in momenti di collera, oppure può essere com­pletamente nascosta, come la rimozione di determinati pensieri o sentimenti.     In entrambi i casi il rilassa­mento può essere un utile strumento di rieducazione, durante il quale si eliminano le “connessioni” nega­tive, mentre agli stimoli che provocano angoscia ven­gono connesse reazioni positive e migliorative. 

La profonda alienazione del nostro corpo e dei suoi intimi processi, grazie a queste tecniche, può essere sensibilmente ridotta aprendoci all’interessante feno­meno del controllo dell’equilibrio omeostatico dell’or­ganismo.

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