
E se la spiritualità non fosse qualcosa in cui credere, ma qualcosa da comprendere? Forse abbiamo passato troppo tempo a cercare il significato dell’esistenza fuori da noi, quando potremmo iniziare semplicemente osservando ciò che siamo. Siamo materia che ha raggiunto una forma di complessità capace di interrogarsi sulla propria origine. Siamo parte della natura e, allo stesso tempo, siamo la natura che ha sviluppato la capacità di osservarsi, di porsi domande, di provare meraviglia davanti alla propria esistenza. La scienza ci racconta una storia straordinaria e Ci mostra che gli elementi che compongono il nostro corpo hanno una storia cosmica, che la vita emerge attraverso processi di una complessità immensa e che nessun organismo può essere compreso completamente senza considerare le relazioni che lo legano al proprio ambiente. Non significa che la scienza abbia dimostrato una qualche “dimensione spirituale”. E forse la spiritualità può iniziare proprio lì. Non dove smettiamo di porci domande, ma dove impariamo a porcene di più profonde come ad esempio:
Che cosa significa essere coscienti?
Che cosa significa essere vivi?
Perché siamo capaci di provare compassione?
Perché sentiamo il bisogno di dare un significato alla nostra esistenza? Una spiritualità libera da dogmi non ha necessariamente bisogno di risposte definitive. Può essere uno spazio interiore nel quale impariamo ad osservare senza giudicare, a conoscere senza possedere, a vivere senza sentirci il centro dell’universo. Può diventare una forma di responsabilità. Perché quando comprendiamo che la nostra esistenza dipende da una rete immensa di relazioni, dall’aria che respiriamo all’acqua che beviamo, dagli ecosistemi che ci sostengono fino agli altri esseri viventi con cui condividiamo questo pianeta, diventa più difficile considerarci davvero separati. Ma avete mai pensato che fra un minuto potremmo non essere più vivi su questa terra?
E allora la spiritualità smette di essere soltanto una ricerca interiore. e Diventa anche una domanda etica: come voglio stare nel mondo sapendo di essere parte di questa rete della vita?
Forse la vera evoluzione dell’essere umano non consiste soltanto nel diventare più intelligente. Forse consiste nell’imparare a utilizzare la propria intelligenza con maggiore consapevolezza.
Con meno paura, Con meno bisogno di dominare Con meno separazione Con più responsabilità Con più empatia Con più rispetto per ciò che vive. Non abbiamo bisogno di condividere una stessa religione, una stessa filosofia o una stessa idea dell’universo.
Possiamo partire da qualcosa di molto più semplice: riconoscere il valore dell’esistenza. La nostra esistenza, Quella degli altri esseri umani, Quella degli animali, Quella degli alberi, delle foreste, degli oceani, Quella degli ecosistemi che rendono possibile la nostra stessa presenza. Siamo individui, ma non siamo isolati. Siamo esseri distinti, ma non siamo separati. Siamo una parte della vita che, per un breve istante, ha ricevuto la possibilità di essere consapevole di esistere. E forse questa consapevolezza, più di qualsiasi certezza, è uno dei doni più grandi che abbiamo. La domanda, allora, non è soltanto: “Perché esistiamo?”
Forse la domanda più importante è: “Ora che siamo qui, che cosa scegliamo di fare della nostra presenza?”